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IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

Catalogo 2008

Il Discorso della Montagna

Emiliano Jiménez Hernández

Euro 17,00

Formato 15 x 21
Pagine 224

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Il Discorso della Montagna (Seconda edizione)

INTRODUZIONE

Il Discorso della Montagna è il primo dei cinque grandi discorsi di Gesù raccolti da Matteo. È il primo non solo perché occupa il primo posto, ma per il valore unico e singolare che possiede. La forza del suo contenuto e l'arte della sua composizione ne fanno la perla del Vangelo, il gioiello della fede cristiana.
Nel Discorso della Montagna il cristiano ha la fotografia dell'uomo nuovo, dell'essere celeste che cammina su questa terra. È l'abbozzo ultimato dell'opera d'arte che lo spirito di Cristo desidera realizzare in chi accoglie la sua parola e segue le sue orme nel cammino della fede verso il regno di Dio. È lo schizzo dell'uomo celeste che la grazia di Cristo realizza, mediante il dono dello Spirito Santo, in coloro che si mettono nelle sue mani e si lasciano modellare da Lui.
Cromazio di Aquileia ripete, nel suo commento al vangelo di Matteo, che il Discorso della Montagna descrive la vita non dell'uomo terrestre o carnale, bensì dell'uomo celeste. Il Sermone del Monte è lo specchio dell'uomo nuovo che Dio desidera creare con il fango della fragilità umana. La forza creatrice di Dio e la fede dell'uomo che si mette nelle mani di Dio sono capaci di mettere in pratica la sorprendente parola proclamata da Gesù sul monte.
Il vangelo di Matteo è considerato anche il vangelo della comunità. È incentrato sulla parola del Figlio che ci rende figli del Padre e, contemporaneamente, fratelli tra noi. Nella comunione fraterna si mostra la filiazione divina. Essendo il vangelo della comunità, il vangelo di Matteo è stato il più letto nella Chiesa, quello che i Padri hanno più commentato, quello che più ci può aiutare a vivere in comunità in un'epoca di solitudine ed egoismo come la nostra.
Il Discorso della Montagna non è all'inizio del vangelo di Matteo. Per penetrarvi è opportuno tenere conto di quanto lo precede. Gesù ha inaugurato il regno di Dio con la sua presenza e con la sua parola, con le guarigioni realizzate e con la predicazione nelle sinagoghe. Alcuni discepoli già lo stanno seguendo. Il Discorso della Montagna si rivolge, dunque, a persone già toccate dalla grazia di Cristo e perciò disposte ad accettare quanto Gesù propone loro. Ma Gesù rivolge la sua parola a tutti, alla moltitudine che si avvicina a Lui dai quattro punti cardinali. Si tratta di una parola valida per ogni uomo, per tutti noi.
Gesù inizia a predicare nelle sinagoghe, suscitando con la sua parola e i prodigi che la accompagnano la speranza nel popolo. In pochissimo tempo, una grande moltitudine corre a vederlo, ascoltarlo e, se possibile, toccarlo. Molto presto, le sinagoghe diventano piccole per accogliere quanti si riuniscono per ascoltare la sua parola. Gesù si mette allora a predicare all'aperto, da una barca sulla riva del mare o sulla cima del monte.
Così Matteo introduce il Discorso della Montagna: "Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava" (Mt 4,23-5,2).
Sant'Ignazio di Loyola parla di "composizione di luogo" per penetrare nella Parola di Dio e fare di essa orazione, comunicazione con Dio. Ascoltando il Discorso della Montagna, non si può dimenticare che è un discorso; dunque, è necessario aprire l'orecchio e ascoltarlo dalle labbra di Gesù, seduti vicino a Lui sulla collina di Galilea, vicino Cafarnao (Lc 7,1). Seduti sull'erba, lo sguardo può volare da Gesù al limpido azzurro del lago di Genezaret. E nel lago, come in uno specchio, possiamo vederci riflessi con la luce della parola di Cristo. Gesù parla della vita e della morte, del linguaggio e della parola, della menzogna e della verità, dell'adulterio e del matrimonio, dell'odio e della riconciliazione. Parla di quanto riempie la vita della persona, parla della persona completa: della mano, dell'occhio, del cuore, dei capelli; parla del cielo e della terra, del sole e della pioggia, della luce e delle tenebre, degli uccelli del cielo e dei fiori del campo.
Secondo Luca, Gesù proclama il Discorso della Montagna in piedi, come un profeta (Lc 6,17) che interpella direttamente i suoi ascoltatori. Matteo, invece, ci presenta Gesù seduto, come un maestro (Mt 5,1) che insegna ai suoi discepoli. Nell'uno e nell'altro evangelista si tratta della proclamazione del Regno di Dio. Matteo ci dice che Gesù percorreva tutta la regione della Galilea "predicando la buona novella del regno" (Mt 4,23). Una grande moltitudine lo segue (Mt 4,25) e allora Lui, seduto sul monte, annuncia loro il Regno dei cieli, come dono di Dio ai poveri, a quelli che hanno fame, piangono o sono perseguitati. Gesù invita i poveri in spirito, cui manca persino la fiducia in se stessi, a "cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia" (Mt 6,33). Il resto non è altro che "resto". Lo riceveranno in aggiunta.
Matteo segnala che Gesù "salì sulla montagna" (5,1). Gesù si presenta come un nuovo Mosè. Il monte delle beatitudini evoca il monte Sinai (Es 19,17), dove Dio discese per dare al popolo "le Dieci Parole" di vita e libertà. Gesù sale ora sul monte per offrire agli uomini la Legge Nuova del Regno. Matteo, alludendo alla Legge antica, ripete "avete inteso che fu detto", per sottolineare la differenza rispetto alla Legge nuova: "ma io vi dico". Gesù, che sigillerà con il suo sangue l'alleanza tra gli uomini e Dio, proclama sul monte le clausole della Nuova Alleanza. Ma se il salire di Gesù sul monte evoca l'immagine di Mosè che sale sul Sinai, Matteo, dicendoci che Gesù, "prendendo la parola, ammaestrava i suoi discepoli" (Mt 5,2), non evoca più Mosè, che sale sul monte per ricevere la Parola di Dio, perché ora è Cristo che parla dalla montagna con l'autorità stessa di Dio. Gesù è il Cristo e il Signore che rivela il disegno pieno e definitivo del Padre, che si compie in Lui e, mediante l'incorporazione in Lui, nei suoi discepoli.
Il Discorso della Montagna è Vangelo, non Legge. La legge si basa sulle forze dell'uomo. In definitiva, cerca lo sforzo dell'uomo, che tenta di metterla in pratica. Il Vangelo, invece, situa l'uomo davanti al dono di Dio che scende a cercarlo. Matteo ci presenta Gesù che "andava attorno per tutta la Galilea, predicando la Buona Novella del regno [...] E grandi folle cominciarono a seguirlo" (Mt 4,23-25). E qui si crea il legame col Discorso della Montagna: "Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Aprendo allora la bocca, li ammaestrava" (Mt 5,1-2), proclamando la Buona Notizia del Regno.
In un'altra occasione, Gesù dice che "la bocca parla dalla pienezza del cuore" (Mt 5,2). Ora Matteo ci dice che "aprendo la bocca" (Mt 5,2), Gesù insegnava alla gente seduta sul pendio della montagna. È come se Gesù aprisse il cuore e comunicasse ai suoi seguaci quello che ha dentro, quello che il Padre gli ha manifestato in cielo perché lo rivelasse sulla terra. La "parola che esce dalla bocca del Padre" dà vita all'uomo, di essa "vive" realmente l'uomo (Mt 4,4). Gesù, che "parla con autorità" (Mt 7,29), con la sua parola offre la vita agli uomini. Gesù apre la bocca e lascia che da essa fluisca ciò che ha nel cuore. Non ha bisogno, come fanno gli scribi, di fondare la sua parola sulla testimonianza di altri scribi. La sua parola ha la freschezza della fonte.
Tutto il Discorso della Montagna è costruito in forma di contrasto. Le antitesi sono costanti. Gesù contrappone quello che dissero gli antichi e quello che dice lui ora; ugualmente, oppone alla condotta degli ipocriti in comportamento dei discepoli; il modo di pregare dei suoi seguaci si differenzia dalla preghiera dei pagani. Alle proibizioni - di accumulare tesori sulla terra, di affannarsi per il domani, di giudicare - corrispondono simmetricamente gli inviti contrari: accumulare tesori in cielo, cercare il regno di Dio, togliere la trave dal proprio occhio. Questa contrapposizione tra la giustizia umana o giudaica e la giustizia del Regno annunciato da Gesù Cristo continua sino alla fine, nella quale si oppongono i pochi ai molti, la via larga alla stretta, l'albero buono a quello cattivo, il costruttore saggio e il costruttore stolto. In questo modo, Gesù si appella alla libertà dei suoi ascoltatori, che invita ad accogliere il vangelo del regno, rinunciando a quanto offre il mondo.
Il vangelo è anzitutto l'annuncio di Cristo come salvatore degli uomini. Prima di essere un insegnamento, il vangelo è una persona con la sua storia. Il vangelo ci offre la storia di Gesù, dalla sua apparizione in Galilea fino al suo compimento in Giudea, dal battesimo nel Giordano fino al battesimo della sia morte/risurrezione a Gerusalemme. Marco ci narra i fatti con maggiore semplicità, Luca con ordine, Matteo si preoccupa in modo particolare della parola di Cristo. Matteo organizza i dati della vita di Cristo intorno a cinque grandi discorsi, il primo dei quali è il Discorso della Montagna, oggetto di questo libro. Ma questo non significa che Matteo si soffermi unicamente sull'insegnamento di Gesù, slegato dalla sua persona e dalla sua storia.
Matteo unisce narrazione e catechesi, storia e insegnamento. La dottrina che Matteo ci offre nei discorsi nasce dalla storia di Gesù, illustra la sua vita e invita a seguire Cristo. L'affermazione "Gesù è il Cristo" si trasformò subito, nella Chiesa primitiva, in Gesù Cristo, poiché la persona di Gesù si identifica con la missione di Cristo, messia e salvatore degli uomini.
Queste meditazioni del Discorso della Montagna cercano solo di porci sulle orme di Cristo, per seguirlo come discepoli, unendoci a Lui nel Cammino verso la Verità e la Vita. La Scrittura, nei suoi due Testamenti, è la cava del grandioso edificio del Discorso della Montagna. In ogni parola di Cristo risuonano tante pagine della divina rivelazione. Questo commento riprende alcune di queste risonanze bibliche come un invito a percorrere ripetutamente, con l'atteggiamento di Rut la spigolatrice, le pagine della Bibbia, la cui ricchezza è inesauribile. Cristo non ha abolito la Tora, ma l'ha compiuta, l'ha portata alla sua pienezza. Così, dunque, percorrere l'Antico Testamento ci aiuta a comprendere Cristo e la sua predicazione. Mi piacerebbe che il lettore accogliesse queste pagine con lo stesso spirito con cui i giudei di Berea "accolsero la parola di Paolo con grande entusiasmo, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano davvero così" (At 17,11).
Il Discorso della Montagna inizia con la proclamazione delle beatitudini. Ma queste beatitudini, riportate da Matteo e Luca, sono precedute da un'altra beatitudine: "Beata tu che hai creduto". Maria è beata in quanto madre di Cristo, ma lo è soprattutto per la sua fede, perché ha creduto che in lei si sarebbe compiuta la parola dell'angelo dell'annunciazione. Beato colui che ascolta la parola del Discorso della Montagna e crede in essa. Beato chi la accoglie e la riceve nel suo cuore come un seme. Beato chi la lascia germinare dentro di sé. La parola accolta con fede dà frutto: il regno dei cieli, il possesso della terra, la consolazione di Dio, la misericordia divina, la filiazione divina, la vita eterna.


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